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Gli Usa soffrono la “teoria dei tre picchi”. Ecco perché oggi le Borse Ue hanno battuto Wall Street

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La settimana finanziaria inizia con le Borse europee più toniche di Wall Street. Di questi tempi non accade spesso e quindi fa notizia. Soprattutto se si scava sulle motivazioni. Il rialzo del 13 settembre per i listini del Vecchio Continente (Eurostoxx 50 +0,5%, Ftse Mib +0,9% a fronte invece di un S&P 500 piatto e di un Nasdaq in calo dello 0,5%) arriva in scia alle indicazioni delle Banca centrale europea che pochi giorni fa ha rivisto al rialzo le stime di crescita del Pil dell’Eurozona per il 2021 portandole dal 4,6% al 5%. Quindi l’Eurozona, partita più lentamente rispetto agli Usa nel recupero post-pandemico, sta sperimentando adesso un’accelerazione della crescita.

La “teoria dei tre picchi”

Il tutto arriva nel momento in cui gli Stati Uniti hanno imboccato una strada opposta. Il Prodotto interno lordo sembra aver raggiunto il picco di periodo, tanto che per fine anno Goldman Sachs ha tagliato le stime dal 6% al 5,7%. Non si tratta dell’unico picco raggiunto dagli Usa, tanto che gli analisti hanno introdotto la “teoria dei tre picchi”.

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Oltre al “picco del Pil” gli Usa sembrano aver raggiunto anche l’apice temporaneo sia in termini di espansione fiscale che monetaria. Quanto al tema fiscale il dibattito ormai verte su un aumento delle tasse. Proprio oggi Il partito democratico statunitense ha presentato alla Camera il suo piano per l’aumento delle imposte per le aziende e per i benestanti, necessario per finanziare un piano d’investimento centrato su sanità, ambiente e istruzione che potrebbe raggiungere i 3.500 miliardi di dollari di spesa.

Il piano fiscale Usa

Il piano prevede un aumento dell’aliquota massima per società e individui rispettivamente al 26,5% e al 39,6%, secondo quanto comunicato da una commissione della Camera. La proposta include una sovrattassa del 3% sui redditi individuali superiori ai 5 milioni di dollari e un’imposta sui capital gain del 25%. Non è detto che questa proposta passi e in questi termini ma quel che è chiaro agli occhi degli investitori è che qualcosa (in peggio dal loro punta di vista) cambierà. Lo scenario disegnato dai repubblicani, sotto la presidenza di Donald Trump, che hanno abbassato la massima aliquota per gli individui dal 39,6% al 37% e quella per le imprese dal 35% al 21%, sembra destinato comunque a subire delle variazioni.

Verso il tapering

Sul fronte monetario ormai la parola tapering (riduzione degli stimoli) non è più un tabù. Il governatore della Federal Reserve Jerome Powell ne ha parlato al simposio di Jackson Hole a fine agosto indicando che potrebbe partire entro fine anno. Cresce il numero di falchi all’interno della Fed. L’ultimo a esporsi pubblicamente è stato presidente della Fed di Philadelphia, Patrik Harker, che ha detto al quotidiano giapponese Nikkei che prima si inizia a ridurre gli acquisti di bond e meglio è.

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