Škoda Fabia: non chiamatela auto compatta

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Alla Škoda Fabia adesso la definizione compatta va stretta. Infatti, se il nome è noto, tutto il resto è una sorpresa perché tra la nuova Škoda Fabia e la precedente non ci sono altri punti di contatto. L’ultima nata della casa boema è un concentrato di innovazioni che, in parte, eredita dalle consanguinee di taglia più robusta e, in parte, dagli altri modelli di analoga categoria del gruppo. L’evoluzione della specie è frutto dell’adozione dell’architettura Mqb A0 (la stessa di Vw Polo e Seat Ibiza). La personalità della vettura è autorevole e tecnologica grazie anche alla guida autonoma di livello 2 e una suite di nove airbag.

L’upgrading generale è trasmesso dall’aspetto grazie all’intreccio fra la crescita delle dimensioni, in particolare la lunghezza che arriva a 4,11 metri, e l’equilibrio delle proporzioni, favorita anche dalla crescita del passo di ben 10 centimetri rispetto a quello della Fabia precedente. Il risultato origina una linea autorevole, stilisticamente ispirata a quella della più grossa Octavia e slanciata. Una caratteristica che, già da sola, tradisce l’attenzione posta nei confronti dell’aerodinamica. Infatti, è supportata anche dalla completa carenatura del fondo e dalle paratie a controllo elettronico che sigillano il frontale quando è opportuno. Ovviamente, per ottimizzare l’efficienza dei suoi motori, che sono solo a benzina. Infatti, lo schieramento non prevede l’elettrificazione di nessuno dei tre cilindri da 1 litro, declinati in unità aspirate da 65 e 80 cavalli e sovralimentate da 95 e 110 cavalli.

A bordo risaltano sia l’ampiezza dell’interno, notevole per una vettura compatta anche posteriormente. Valido il bagagliaio ampio come quello di molte vetture medie.

Interni curati in entrambi gli allestimenti: Ambition e Style. La presentazione non mimetizza del tutto una scelta di materiali poco omogenea, ma è valorizzata da ricercatezze quali gli inserti in tessuto sulla plancia e dall’infotainment ben gestibile, sempre connesso e con integrazione wireless per i device. Nella configurazione più costosa (la casa avrebbe fatto bene a offrire solo quest’ultima) propone un display touch che passa da 8” a 9,2” e numerosi servizi online, nonché l’assistente virtuale. L’ambientazione hi-tech può essere completata anche dall’opzionale cockpit digitale configurabile da 12,5” ma non ha fatto passare in secondo ordine uno dei fattori più cari alla Škoda: la funzionalità generale. Quest’ultima poggia non solo sull’ergonomia, ma anche su molte furbe soluzioni integrate nell’arredamento. Uno fra tutti, un classico di Škoda: l’ombrello nascosto dentro al pannello della porta lato guida o i portasmartphone per chi siede dietro.

Al volante della versione da 95 cavalli il salto generazionale è reso ben percepibile da un dinamismo in cui si coniugano affidabilità e agilità. Il tricilindrico sovralimentato è all’altezza della situazione sia nell’uso extraurbano dove si rivela spigliato sia in quello cittadino dove, a dispetto della frazionatura e della cilindrata contenuta, è adeguatamente elastico. Proprio questa caratteristica fa rimpiangere che non possa abbinarsi al cambio a doppia frizione, disponibile solo per la Fabia più potente. Quello di marcia è più che apprezzabile, a dispetto del fatto che nelle accelerazioni più decise la sonorità tipicamente sgradevole dei 3 cilindri risulti avvertibile.

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